martedì 14 febbraio 2012

Due parole sulla situazione greca

Il 12 febbraio è stata per Atene, e per tutta la Grecia, una giornata di fuoco. Mentre nel parlamento ellenico veniva discussa e votata l'ennesima richiesta di sangue e sacrifici da parte del popolo greco, le strade di Atene e di molte altre città, come Salonicco, Patrasso e Iraklion, erano gremite da decine e decine di migliaia di persone: militanti, famiglie, ex partigiani come Manolis Glezos, uniti per ribadire il loro "no" alle imposizioni della BCE.

La stampa italiana non ha perso occasione per ribadire la propria pochezza tirando in ballo i soliti black bloc, ormai divenuti i responsabili di ogni nefandezza in qualunque angolo del globo. Cosa molto poco credibile guardando la folla che per ore e ore ha occupato piazza Syntagma, ma d'altra parte si sa, è molto meglio far credere al pavido cittadino modello che le strade sono invase da orde di blecche blocche violenti, ormai divenuti l'equivalente dell'uomo nero per tutti i cittadini rispettabili e timorati di Dio, piuttosto che parlare di un popolo che ormai ne ha le tasche piene di continui sacrifici.

Già l'anno passato i greci hanno dovuto sopportare una serie di misure di vera e propria macelleria sociale, a partire dai licenziamenti di massa, dai tagli alle pensioni e ai salari (con un perdita del potere di acquisto di circa il 20%), dai tagli alla sanità (circa il 40%) fino ad arrivare a privatizzazioni selvagge. Tutto questo ha fatto schizzare la disoccupazione al 20%, con punte del 50% tra i giovani, e ha gettato il 30% della popolazione ellenica in una condizione di povertà. Misure che al sottoscritto ricordano in parte quelle del governo italiano...

Il piano votato domenica notte prevede tra le altre cose un ulteriore abbassamento del salario minimo pari al 22%, il licenziamento di 150.000 dipendenti pubblici entro il 2015 e circa 50 miliardi di euro di ulteriori privatizzazioni. Un ulteriore intervento sulle pensioni è stato evitato tagliando di 300 milioni di euro il budget delle spese militare, anche se, come ci rivela il Corriere, queste subiranno un aumento di oltre il 18% rispetto al 2011, arrivando così a bruciare il 3% del PIL greco.

La popolazione è allo stremo, tanto che ancora nel primo semestre del 2011 il numero dei suicidi è aumentato di oltre il 40%, mentre il numero dei cittadini che si rivolgono ai centri medici delle ONG sono aumentati del 30%, quando nel periodo pre-crisi il numero delle richieste era appena il 4% del totale. Non è un caso, quindi, che di fronte allo sfacelo del sistema sanitario greco, siano proprio i lavoratori di questo settore a portare avanti nuove forme di lotta: l'ospedale di Kirkis, infatti, è stato occupato ed è autogestito dall'assemblea generale dei lavoratori.


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