lunedì 16 gennaio 2012

Predatori di uomini: Ed Gein

Ed Gein, conosciuto anche con il nome di macellaio di Plainsfield, probabilmente è il serial killer che ha colpito maggiormente l'immaginario collettivo, tanto da entrare prepotentemente nella cultura popolare. Infatti tanto il mondo del cinema quanto quello dei libri si sono ampiamente ispirati a lui, utilizzandolo come archetipo per tutta una serie di protagonisti negativi. Tutto questo interesse è dovuto non tanto all'efferatezza dei suoi crimini, bensì piuttosto alla sua psiche e tutta una ritualità postmortem che trova ben pochi termini di paragone.

Ed nasce il 27 agosto del 1906 a La Crosse, una piccola cittadina nel Wisconsin. Ben presto, però, si trasferisce in una fattoria nella vicina Plainsfield coi genitori e il fratello maggiore, Henry. Il padre è un ubriacone violento, spesso disoccupato, mentre la madre, oltre a garantire il sostentamento della famiglia, si occupa anche dell'educazione dei figli. Da buona fanatica religiosa li sottopone quotidianamente a lunghe letture della Bibbia - soffermandosi volentieri sui passi più truculenti del Vecchio Testamento - e trasmette loro l'idea che il mondo sia profondamente immorale e che tutte le donne - lei esclusa - siano delle prostitute. Inoltre tiene i ragazzi in uno stato di isolamento pressoché totale, permettendo loro di allontanarsi solo per recarsi a scuola, dove Ed diventa ben presto oggetto di bullismo da parte dei compagni di scuola. Con il passare degli anni le attenzioni materne si fanno sempre più soffocanti e spesso degenerano in atti di violenza, come quando il ragazzo viene sorpreso a masturbarsi: per punirlo la madre lo sottopone ad una serie di bagni bollenti allo scopo di purificarlo.

Nel 1940 il padre muore a seguito di un attacco cardiaco. Da questo momento le strade dei fratelli Gein si dividono. Ed, infatti, si attacca in modo sempre più morboso alla figura materna, mentre Henry inizia lentamente a riappropriasi della propria vita, cercando inutilmente di convincere il fratello a fare altrettanto. Henry muore in circostanze "oscure" nel maggio del 1944, durante i tentativi di spegnimento di un incendio. In seguito Ed dichiara di aver perso di vista il fratello a causa del fumo, salvo poi condurre i soccorritori nel luogo esatto dove giace il suo corpo. Il cadavere presenta i segni inequivocabili di un forte trauma alla testa, ma nonostante ciò non viene aperta nessuna inchiesta e il caso viene archiviato come morte accidentale. Da questo momento il futuro macellaio di Plainsfield  vive solo con la madre che tuttavia muore alla fine del 1945. Per l'uomo si tratta di una perdita devastante: sigilla le stanze materne lasciandole in perfetto ordine e si limita a vivere in uno stanzino vicino alla cucina, mentre i suoi rapporti con gli abitanti dei dintorni si fanno sempre più radi.

Ed Gein è praticamente uno sconosciuto quando, il 16 aprile del 1957, la polizia si presenta alla fattoria per un controllo di routine. L'uomo è infatti sospettato per la misteriosa scomparsa di Bernice Worden, commessa di un negozio in paese. Durante l'ispezione gli agenti trovano il cadavere della donna orribilmente mutilato, ma questo è solo la punta dell'iceberg. Nel corso di una perquisizione più approfondita le forze dell'ordine trovano una quantità enorme di resti umani, tra cui diverse maschere di pelle umana e una specie di "abito" che si ritiene Gein indossasse per assumere le sembianze materne. Interrogato confessa, oltre all'omicidio della Worden, anche la profanazione di diverse sepolture allo scopo di trafugare i corpi ivi contenuti e l'assassinio di Mary Hogan, scomparsa nel 1954, mentre lascia intendere di aver colpito altre volte durante la sua adolescenza. Al processo viene ritenuto incapace di intendere e di volere - scampando così alla sedia elettrica - e viene rinchiuso in manicomio criminale, dove muore di cancro il 26 luglio 1984.

Leggendo la sua biografia come non riconoscere una certa somiglianza con Norman Bates, l'albergatore folle di Psycho, e con Leatherface, il mostruoso assassino di The Texas Chainsaw Massacre? Anche il mondo della musica ha subito il "fascino" di questo personaggio, tanto che gruppi come gli Slayer e i Mudvayne hanno scritto canzoni ispirate a lui, rispettivamente "Dead Skin Mask" e "Nothing To Gein".

venerdì 6 gennaio 2012

L'importanza di un braccio di mare

C'è un angolo del mondo che in questi giorni è sotto i riflettori della cronaca internazionale. Parlo dello stretto di Hormuz, ovvero quel tratto di mare, lungo circa 60 km e largo una trentina, posto all'ingresso del Golfo Persico che separa le coste iraniane dalla Penisola araba. In questa area transita ogni anno un quinto del petrolio prodotto nel mondo, estratto in paesi come Iraq, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti (rispettivamente ottavo, nono e decimo produttore mondiale di greggio, secondo i dati OPEC del 2009). Inoltre è l'unica via di accesso per la base navale di Juffar nel Bahrein, quartier generale della V Flotta americana. Nell'area vi sono anche altre basi americane, la più importante delle quali è Camp Doha, nel Qatar.

Vista l'importanza strategica dell'area è facilmente comprensibile il braccio di ferro che si sta svolgendo tra Washington e Teheran. Se l'Iran ha dato prova di forza testando i nuovi missili Qader (terra-mare) e Nour (a lungo raggio), minacciando la chiusura dello stretto al traffico mercantile ed effettuando manovre militari nell'area, gli Stati Uniti non sono stati con le mani in mano. Il Washington Post ci informa che è in corso una grande esercitazione congiunta tra forze statunitensi ed israeliane: chiamata "Austere Challenge 12" è la più grande operazione congiunta tra i due paesi mai avvenuta finora. Il Pentagono tiene a precisare che il suo svolgimento era già programmato da tempo e che non è in alcun modo legato alle manovre iraniane, ma non è difficile immaginare che uno spiegamento così massiccio di uomini e mezzi sia un messaggio, più o meno diretto, al regime degli ayatollah. Uno scenario di vera e propria guerra psicologica, cui va aggiunto un ulteriore tassello riportato oggi dal Corriere: i Pasdaran hanno infatti annunciato una nuova esercitazione nello stretto di Hormuz, che si svolgerà tra la fine del mese e l'inizio di febbraio.

Nonostante la tensione sia in costante aumento, lo scoppio di un vero e proprio conflitto appare una possibilità piuttosto remota. Una nuova guerra potrebbe avere conseguenze catastrofiche per le dissestate casse americane, mentre l'Iran - pur non essendo la Libia di Gheddafi o l'Afghanistan dei talebani - difficilmente riuscirebbe a resistere ad un massiccio attacco della NATO.


martedì 3 gennaio 2012

Quando squilla il telefono

Lavorando tramite agenzia il telefono diventa uno degli oggetti più importanti della propria quotidianità. Ogni vibrazione, ogni squillo, ogni sms si caricano di aspettative, in quanto potrebbero significare lavoro. In parole povere ci si lascia condizionare, tanto da tenere l'oggetto tecnologico sempre a portata di mano per controllare istericamente se sono arrivate chiamate. Perchè se non rispondi o se non richiami subito l'agenzia passa oltre, mica sei il solo disperato pronto ad accettare (quasi) ogni lavoro ti venga proposto. In fin dei conti le agenzie interinali, nonostante il loro volto "umano" altro non sono che degli intermediari tra te (forza lavoro inutilizzata all'interno della cosiddetta riserva industriale) e l'azienda che ha bisogno di te per i più svariati motivi.

Fatta questa premessa si possono capire le richieste più o meno assurde che talvolta ti arrivano. Per esempio può capitare di essere contattati per una sedicente "sostituzione" durante un giorno di sciopero generale (ma non è un comportamento antisindacale?), anche se sulla definizione di "sciopero generale" si potrebbe discutere fino a domattina. Oppure di essere chiamati alle ore 10.00 del mattino per un lavoro "da subito fino alle 12.30", perchè tu che sei precario non hai nulla da fare nella vita se non aspettare la fatidica telefonata. Può anche succedere di firmare un contratto settimanale, spostando impegni ed esami, per poi scoprire, una volta giunti sul posto di lavoro, che in realtà hanno bisogno di te per otto ore e basta.

Le cose non vanno molto meglio se parliamo delle condizioni di lavoro. Spesso e volentieri si è abbandonati a se stessi, senza che nessuno si prenda la briga di dirti cosa devi fare e come devi farlo, salvo poi farti cazziatoni enormi al primo errore commesso. Eppure l'onniscienza e l'infallibilità sono attributi divini che un povero lavoratore a chiamata non è tenuto ad avere. Così come non è tenuto ad essere invulnerabile, viste le mansioni leggermente extra-626 cui si viene spesso sottoposti.

E in questo scenario vogliono deregolamentare ancora di più il mercato del lavoro...

lunedì 2 gennaio 2012

Apologia del viaggio

Tornare a scrivere dopo tanta, troppa inattività regala sempre una sensazione "strana". E' come un terreno inaridito, crepato dal caldo, che torna a nuova vita dopo l'arrivo della pioggia, è come un fiume in piena che dalle sinapsi si riversa per i fasci nervosi fino alla penna (o la tastiera in questo caso). Metafore a parte è certamente una sensazione appagante, liberatoria, come lo è la fine di ogni astinenza, a maggior ragione se questa è stata lunga.

Astinenza che purtroppo continua, ahimè, per quanto riguarda i viaggi. Non intendo quelli interiori alla ricerca di sè, o quelli onirici a là Hofmann, ma di quelli verso luoghi e popoli diversi. Premetto fin da subito che per il sottoscritto esiste solo il viaggio zaino in spalla, dormendo negli ostelli e viaggiando coi mezzi più proletari (treni, autobus, taxi collettivi), al fine di entrare veramente a contatto con la popolazione locale, coi suoi costumi e con la sua cultura. Tenete il più lontano possibile da me gli asettici villaggi vacanze o le gigantesche navi da crociera con la loro realtà preconfezionata, le torme di animatori e le masse di connazionali: vade retro Satana!

La mia idea è quella di consacrare il 2012 all'avventura. Le mete che ho in mente sono tante e variegate. Si parte dalla più vicina Sardegna (periplo dell'isola con puntate verso l'interno) per poi allontanarsi verso nord (Irlanda, Scandinavia) e verso est (Balcani, Turchia). fino ad arrivare al viaggio dei viaggi: la leggendaria Transiberiana con deviazioni verso Cina e Mongolia. Non mi saranno di ostacolo nè le barriere linguistiche - il linguaggio dei gesti è bene o male universale - nè quelle fisiche tra Stati, pur essendo la burocrazia una gran brutta bestia. L'unico ostacolo enorme e per il momento insormontabile è la scarsità di vil denaro derivante da una situazione di disoccupazione "stagionale". Purtroppo le prospettive per il futuro non sono proprio rosee, tra un'economia in recessione e una probabile riforma del mondo del lavoro che ci costringerà ad essere ancora più flessibili e precari per meglio rispondere alle esigenze dei datori di lavoro, il tutto con minori tutele. Certo, la speranza è l'ultima a morire, ma chi mi conosce sa che non brillo per l'ottimismo...

Concludo con un invito ai miei lettori (ne avrò ancora dopo questa lunghissima pausa?), cui chiedo di socializzare nei commenti (qui o su Facebook) eventuali suggestioni o resoconti di viaggio. Alla prossima.

domenica 16 ottobre 2011

Riflessioni varie sul 15 ottobre

Questo post non avrebbe mai dovuto vedere la luce. In primis perchè avevo deciso di concludere questo progetto in maniera più o meno definitiva, a causa di varie questioni personali. In secondo luogo perchè speravo di non dover leggere/vedere/sentire certe cose relative alla giornata di ieri. Purtroppo - o per fortuna - mi è successo ed eccomi di nuovo qui a scrivere, cercando di sfogare l'incazzatura cosmica che mi è montata nel modo più costruttivo che mi è venuto in mente.

Non ho la minima intenzione di stare a gettare altre parole nel calderone infernale della paranoia parlando di infiltrati, tanto meno voglio scadere nella retorica della manifestazione rovinata da quattro facinorosi. A quello, e a creare il clima da caccia alle streghe, ci pensa già la redazione di Repubblica.

Partiamo con certe dichiarazioni che a mio avviso sono agghiaccianti, come quelle di chi parla apertamente di "nemici" e di "regolamenti" con questa o quella realtà. Agghiaccianti perchè lasciano trapelare un disegno egemonico volto a delegittimare e spazzar via qualsiasi tipo di pratica o contenuto ritenuto non conferme alla loro prassi politica. Per dirla chiaramente è un atteggiamento dalle forti tinte autoritarie, per non dire fasciste. Il tutto in barba ai proclami sul bisogno di democrazia. La cosa tuttavia non mi stupisce più di tanto, visto che provengono da personaggi che di fatto hanno sempre utilizzato i movimenti per lanciare le proprie candidature politiche: prima coi Verdi, poi con Rifondazione e infine in proprie liste civiche. La poltrona prima di tutto e con ogni mezzo necessario.

Si è arrivati anche a pubblicare in rete i primi piani di "presunti black bloc", foto date in pasto ad una folla forcaiola che chiede a gran voce provvedimenti draconiani. Gente che si definisce "democratica" e che finisce con l'usare gli stessi metodi dei regimi e con lo scordarsi che in uno stato formalmente "democratico" esiste una cosa chiamata presunzione di innocenza. Gente che esultava per le rivolte in Egitto e Tunisia e che ora inorridisce davanti ad una Mercedes data alle fiamme, come se Ben Alì e compagnia bella fossero stati cacciati a suon di parate colorate. Gente che in piazza invocava a gran voce le cariche contro i "violenti" - che probabilmente sono i loro figli o nipoti - salvo poi augurare la morte al vigile che gli dà la multa per aver parcheggiato in doppia fila. Gente che vuole mettersi a fare il poliziotto a tutti i costi, incurante del fatto che oggi tocca al "violento" mentre domani potrebbe toccare a chiunque. Ah, già, loro non hanno nulla da nascondere...

Finisco coi giornali. Finisco con il Corriere che rilancia l'appello a segnalare alla Polizia chiunque possa essere stato implicato in azioni violente. Finisco con Repubblica che, pur di non mostrare la polizia che attacca il corpo del corteo, i blindati lanciati a folle velocità in mezzo alla folla e contro il Tir dei Cobas, preferisce mostrare una statua della Madonna fatta a pezzi.

Questa è l'Italia e questi sono gli italiani. Svegliatevi gente.


martedì 13 settembre 2011

Libro...quanto mi costi! parte 2

Nella prima parte di questo "mega post" ho parlato del costo dei libri in formato cartaceo. Giusto per restare in tema - e per puro masochismo - l'argomento della seconda parte sarà il costo dei libri in formato digitale, i cosiddetti ebook. Il formato digitale spopola nei quattro angoli del mondo civilizzato, tranne - stranamente - in Italia. Ok, dal punto di vista tecnologico e informatico siamo ai livelli dello Swaziland, se non peggio. Rendiamoci conto che c'è ancora gente che non è in grado di allegare un documento ad una mail e non sto parlando di gente di una certa età, visto che - tanto per fare un esempio - mio padre sa usare il pc tanto quanto me. Tuttavia ridurre le cause dello scarso successo degli ebook in Italia al solo analfabetismo informatico degli abitanti del Bel Paese mi pare un po' troppo riduttivo. Analizziamo, quindi, la situazione.

Partiamo con ordine. La prima cosa che balza all'occhio è la diversa dignità conferita al libro in formato cartaceo e al libro in formato digitale. Il primo ha l'IVA al 4%, mentre il secondo è gravato da una imposta pari al 20% (21 quando il testo della manovra economica verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale). Questo perchè l'ebook non è attualmente considerato un prodotto editoriale. Avete capito bene: "Cime Tempestose" stampato su carta è un libro a tutti gli effetti, mentre la sua versione digitalizzata è un semplice "software informatico". Già questo dovrebbe far capire quanto sono miopi i legislatori italiani, ma d'altra parte vedendo i soggetti non c'è nulla di cui meravigliarsi.

La seconda cosa di cui ci si accorge è il prezzo spropositato degli ebook. Precisazione più che doverosa: mi riferisco solo a quelli rilasciati dai grandi editori "ufficiali" e non a quelli degli editori minori o a quelli autoprodotti. Facciamo un altro esempio. Prendiamo il già recensito "L'inattesa piega degli eventi" di Enrico Brizzi e confrontiamo su IBS i prezzi delle due versioni. Il prezzo della versione cartacea è di 11,90 € (nell'edizione del 2009 e salvo sconti), mentre la versione elettronica costa ben 9,49 €, solo due euro di meno. Rileggendo velocemente la prima parte vediamo che un prezzo così alto è del tutto ingiustificato, visto che l'editore non deve sostenere le spese di stampa e che la distribuzione è del tutto assente, in quanto non c'è nulla di fisico da trasportare da un posto ad un altro.

Ora, io sono parecchio malizioso, ma la cosa mi puzza parecchio. Internet è libero per antonomasia e può permettere a chiunque, soprattutto ad un autore emergente (magari di talento e mai considerato dagli editori nostrani), di promuovere e distribuire le proprie opere (a prezzo "popolare" o anche gratuitamente) senza dover passare attraverso la trafila delle case editrici. Case editrici che spesso e volentieri pubblicano solo nomi noti che assicurano un grande numero di vendite o che preferiscono puntare direttamente sugli autori stranieri. Inoltre permette ai lettori di scegliere tra un testo mediocre e uno di buona qualità, portando così ad una sorta di selezione naturale. Che i prezzi così elevati siano un tentativo di eliminare sul nascere una potenziale (e pericolosa) concorrenza?

martedì 6 settembre 2011

Libro...quanto mi costi! parte 1

Il primo settembre è entrata in vigore la cosiddetta legge Levi, detta anche legge anti Amazon, norma che fissa un tetto massimo per gli sconti riservati ai prodotti editoriali: il 15% per i rivenditori e il 25% per gli editori. Insomma, si tratta di uno dei rari tentativi di calmierare i prezzi verso l'alto, mascherato da misura per aiutare i piccoli librai. Sia chiaro, niente contro di loro, anzi, al sottoscritto piacerebbe tantissimo avere una piccola libreria di genere. A mio avviso, però, ridurre la crisi dei piccoli rivenditori alla concorrenza spietata dei grandi store - online o meno - è fuorviante.

La triste realtà è che in Italia non si legge. Nel 2010 il 46,8% della popolazione italiana non ha letto nemmeno un libro al di fuori di quelli scolastici e universitari. Testi il cui prezzo aumenta costantemente anno dopo anno, nonostante i tentativi ministeriali di porre un tetto massimo alla spesa annuale delle famiglie. Detto questo sorge spontanea una domanda: in Italia si legge poco perchè i libri costano troppo? Sicuramente non è l'unico motivo, ma di certo nel paese di Dante, Boccaccio e Petrarca, il libro è diventato quasi un bene di lusso. Provate ad entrare in una qualsiasi libreria e date un'occhiata al prezzo di copertina. Per una nuova uscita editoriale partiamo da circa 20€ per poco più di 200 pagine stampate, cifra che può aumentare, anche in maniera considerevole, all'aumentare delle pagine. Per non parlare di certi romanzi belli corposi che vengono spezzettati in più volumi in modo da spennare il povero lettore. Certo, si tratta quasi sempre di testi con una copertina cartonata e stampati su carta di alta qualità, ma ciò non toglie che, in un Paese dove il laureato medio campa con 500 € al mese, 20 € per un singolo testo sono decisamente troppi. Non va meglio sul fronte delle edizioni economiche, che ormai non si trovano a meno di 7€ a fronte di un centinaio scarso di paginette. Giusto per fare qualche esempio "Un borghese piccolo piccolo" (123 pagine) di Vincenzo Cerami viene venduto a 8€ da Mondadori, mentre "Un gioco da bambini" (120 pagine) di Ballard, pubblicato da Feltrinelli, costa un euro di meno.

Sorge spontaneamente una domanda: perchè diavolo in Italia costa così tanto leggere? Prima di analizzare nel dettaglio le varie voci che vanno a comporre il prezzo di copertina, è bene tenere a mente che oltre il 60% del mercato è in mano a cinque grandi editori. Il restante 37% è suddiviso tra 1500 editori minori. Inutile negare, in presenza di questo oligopolio, l'esistenza di un vero e proprio cartello in grado di influenzare il mercato e che costringe i piccoli editori ad adeguarsi, pena il fallimento. Passiamo ora alle varie voci che influiscono sul prezzo dei libri. Citando Di Lorenzo (1):

"Un libro, diciamo che ha un prezzo di copertina di € 14,00 che, al netto del'IVA al 4%, fa 13,46. All'autore (parliamo di narrativa ovviamente) può venire corrisposto, diciamo, il 10% del prezzo di copertina al netto dell'IVA, cioè € 1,346, ma gli viene operata una ritenuta d'acconto del 20% sul 75% di tale importo, e quindi al netto incassa € 1,1441 a libro".


Al netto di questi costi irrisori rimangono circa 12€, tanto per semplificare. Il 50% viene fagocitato dal sistema di distribuzione (come in ogni filiera che si rispetti), il 40% va all'editore (che deve pagare stampa, editing, eventuale traduzione, eccetera), mentre uno scarso 10% rimane nelle tasche del venditore. Leggendo questi dati notiamo subito che all'autore e al rivenditore(il nostro "piccolo libraio") rimangono solo le briciole. L'ho virgolettato perchè in Italia questa figura sta lentamente scomparendo, soppiantata dai grandi megastore  di proprietà dei grandi editori. A voi le conclusioni...

Anche sul fronte ebook le cose non vanno molto meglio, ma di questo parlerò un'altra volta.

(1) Renato Di Lorenzo, Smettetela di piangervi addosso: Scrivete un best seller, Gribaudo Srl, 2006, p.9

giovedì 1 settembre 2011

Sedicente editoriale: Impressioni di settembre

Ci risiamo. Agosto è letteralmente volato, settembre è arrivato a dare il cambio e, come ogni anno, porta con sè una ventata di cambiamenti. Il primo è che la settimana prossima finisco di lavorare, quindi avrò più tempo da dedicare alla scrittura (e su questo torneremo successivamente) e alla ricerca di un qualsiasi altro tipo di lavoro in quel di Pisa. Il secondo cambiamento è, infatti, la fine del mio "esilio" sudtirolese e il mio ritorno in terra toscana: nuovi stimoli, nuove conoscenze. Insomma, una botta di vita che mi aiuterà sicuramente ad uscire da questo periodo piuttosto oscuro e a trovare l'ispirazione per qualcosa di nuovo (magari c'è già un po' di roba in cantiere...).

Parliamo un secondo di blog, d'altra parte i "sedicenti editoriali" servono soprattutto a questo. In primis devo dire che l'afflusso di visitatori è costante, nonostante la scarsità di post pubblicati il mese scorso. 324 pagine visualizzate potranno sembrare poche, ma per il sottoscritto sono una bella soddisfazione, tanto più che molte arrivano anche dall'estero (soprattutto quando cercano "Mario Borghezio" su Google). Quello che forse manca ancora sono i commenti dei visitatori, anche se su Facebook il feedback c'è e si vede, per fortuna. Perchè, anche se non sembra, sono proprio le impressioni di chi legge a motivare chi scrive. Tanto gli apprezzamenti quanto le critiche.

Per quanto riguarda le tipologie di post penso di proseguire con la serie "Predatori di uomini" e di continuare a postare recensioni di libri, con la novità che presto mi dedicherò anche al formato digitale, gli ebook. Ora, probabilmente qualcuno storcerà il naso. Anche io ero abbastanza scettico su di loro, eppure mi sono reso conto che in Italia ci sono fior fiore di autori emergenti che, ingiustamente snobbati dal circuito editoriale tradizionale, ricorrono all'autopubblicazione per divulgare le proprie opere. Mi sembra quindi il caso di parlare anche - e soprattutto - di loro su questo blog.

Stay tuned!