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mercoledì 13 luglio 2011

La strada per Khalkin Gol

Che il sottoscritto abbia una passione segreta per i viaggi alternativi e in particolare per la Mongolia - basta leggere la recensione di "In Mongolia in retromarcia" per rendersene conto - è abbastanza risaputo. Non a caso il post di oggi va preso come una specie di segnalazione di un itinerario di viaggio alternativo, decisamente al di fuori dei percorsi del turismo di massa, oltre ad essere la segnalazione di un bel blog americano che racconta il viaggio di due storici dilettanti da Ulan Bataar a Khalkin Gol.

Ma cosa ha di tanto speciale questa sconosciuta località mongola? Semplice, è stata teatro di una delle battaglie più importanti - e una delle meno conosciute - del Ventesimo secolo. Il fiume Khalkin Gol ha segnato fino al 1945 il confine tra Mongolia e Manciuria, all'epoca stato fantoccio sotto il controllo nipponico. Nel 1939, anno della battaglia, la situazione era più che mai esplosiva: a seguito dello sconfinamento di un piccolo distaccamento di cavalleria mongola ebbe inizio una vera e propria escalation militare che portò ad uno scontro armato di grandi dimensioni (maggio). Mentre i giapponesi schieravano l'intera sesta armata, i sovietici risposero inviando nell'area il comcor Zhukov e un ingente quantitativo di mezzi corazzati. Quest'ultimo lanciò il 15 agosto un'offensiva mandando sul campo tutte le sue forze meno due brigate corazzate che riuscirono ad aggirare il nemico sui fianchi. I giapponesi, una volta circondati, si arresero il 16 settembre. I giornali dell'epoca diedero pochissimo risalto alla notizia, presi come erano dagli avvenimenti in Europa (Hitler aveva invaso la Polonia il 1 settembre).

Il perchè questa battaglia è così importante è presto detto. Innanzitutto segna una volta per tutte la fine delle mire nipponiche sull'Estremo Oriente sovietico. Dopo la sconfitta al lago Khasan (1938) e dopo Khalkin Gol i giapponesi iniziarono a progettare la propria espansione nel Pacifico e non è sbagliato pensare che proprio la vittoria di Zhukov abbia salvato l'Unione Sovietica da un secondo fronte in Siberia nel '41, secondo fronte che quasi sicuramente sarebbe stato fatale. Inoltre questo episodio rappresenta anche un punto di svolta per la carriera del comandante sovietico - è ricordato e commemorato ancora oggi in Mongolia - che diventerà il protagonista assoluto delle battaglie di Leningrado, Mosca, Stalingrado e Berlino.

martedì 21 giugno 2011

Frau Klotz, la storia sudtirolese e altre amenità


Il manifesto della Suedtiroler Freiheit per il cinquantennio della Feuernacht e le successive reazioni, non fanno altro che confermare quanto da me già scritto in questo blog circa l'incapacità della classe politica sudtirolese di lasciarsi alle spalle il passato per concentrarsi sul presente e sul futuro. In un posto "normale" vicende di cinquanta o cento anni fa non sono al centro del dibattito politico, bensì sono oggetto di analisi e di studio da parte degli storici. Ma d'altra parte si sa, il Sudtirolo non è un posto normale e fare un uso strumentale della Storia è molto più semplice rispetto a creare un programma politico basato sul presente.

La Klotz incarna alla perfezione quanto detto fino a questo momento. La sua politica ottocentesca si basa su rivendicazioni che potevano essere valide nel'45 o negli anni '50, ma che ora risultano anacronistiche e superate dallo scorrere degli eventi. Al di là dello Statuto di autonomia bisognerebbe ricordarsi che nel 2011 le popolazioni tirolesi sono di fatto riunite: Italia e Austria sono entrambe nell'Unione Europea, hanno la stessa moneta e hanno sottoscritto il trattato di Schengen, senza contare l'istituzione dell'Euregio tirolese, il cui primo presidente è il nostro Luis Durnwalder. Anche la stessa SVP si comporta così, esaltando taluni periodi storici,vedi i misfatti del Ventennio fascista, tralasciandone altri, come il collaborazionismo durante l'occupazione nazista, per giustificare il proprio operato.

Come è possibile tutto questo? Semplice, è il frutto dell'assenza di un punto di vista oggettivo sulla storia sudtirolese. Ogni gruppo linguistico ha il suo che è antitetico rispetto a quello dell'altro. Provate a fare un esperimento: prendete un ragazzo di madrelingua tedesca e uno di madreligua italiana, fate loro qualche domanda - opzioni, stagione delle bombe, eccetera - e confrontate le risposte. Ammesso che il secondo sappia di cosa stiate parlando, visto che nelle scuole italiane certe cose sono tabù. Il risultato sono pesanti incomprensioni, come l'equazione "italiano = fascista" o la fatidica domanda "ma perchè si parla tedesco qui?".

Ora, visto quanto detto finora, bisognerebbe considerare tre fattori:

a)il passato è passato e in quanto tale non si può modificare: i viaggi nel tempo esistono solo nella finzione cinematografica e anche lì ci viene insegnato che i rischi sono superiori ai benefici. Ergo è inutile avvelenarsi il sangue;

b)che piaccia o no dobbiamo convivere. Chi non è d'accordo può tranquillamente fare i bagagli e andare rispettivamente a Trento o a Innsbruck. Però qui si sta meglio, vero? Questa constatazione ci porta al punto successivo;

c)il benessere sudtirolese è solo il frutto di una concatenazione fortuita di eventi. Se la provincia fosse rimasta austriaca ora sarebbe solo una porzione del Tirolo. D'altro canto se non ci fosse la popolazione di madrelingua tedesca - e se questa non fosse stata particolarmente combattiva in passato - quella di Bolzano sarebbe una provincia come tutte le altre. In ogni caso sarebbe sensibilmente più povera, visto che non siamo il Qatar e che produciamo mele e non petrolio;

Detto questo, secondo me ci vorrebbe un mea culpa collettivo e, perchè no, anche un think-tank di storici - sul modello della commissione mista italo-slovena - per raggiungere finalmente una sintesi condivisibile da tutti i gruppi linguistici. Mi rendo perfettamente conto che in provincia ci siano problemi ben più gravi, ma come addetto ai lavori credo che potrebbe trattarsi di un esperimento molto interessante.

Mi sorge spontanea una domanda: sono l'unico a pensarla in questo modo? C'è anche altra gente a cui interessa la faccenda? Sarei proprio curioso di saperlo, almeno capirei se questa lotta contro i mulini a vento continuerà ad essere solitaria o meno...

giovedì 28 aprile 2011

28 aprile 1789

28 aprile 1789, pochi mesi prima dell'assalto dei parigini alla Bastiglia. Siamo sul ponte di una nave, minuscolo isolotto di legno sperduto nell'immensità dell'oceano Pacifico, ed è in corso un ammutinamento. Nulla di particolare a quei tempi, se non fosse che il nome di quella nave è successivamente entrato nella leggenda e che i discendenti degli ammutinati sono ancora vivi e vegeti. Stiamo parlando del Bounty.

La missione della nave era quella di recuperare il maggior numero possibile di piante di albero del pane, presso l'isola di Tahiti. Dopo un viaggio più lungo e pericoloso del previsto - le condizioni climatiche non permisero di doppiare capo Horn - l'imbarcazione riuscì a raggiungere l'isola, dove l'equipaggio potè godere dell'accoglienza dei nativi (soprattutto delle donne, la cui libertà sessuale rimase particolamente impressa nella mente degli uomini).

Durante il viaggio di ritorno, nella notte tra il 28 e il 29 aprile, il secondo ufficiale Fletcher e altri membri dell'equipaggio decidono di prendere il controllo dell'imbarcazione per ritornare a Tahiti. Il capitano William Bligh fu abbandonato alla deriva a bordo di una scialuppa insieme ad altri 18 uomini. Nonostante l'assenza di carte nautiche e di strumenti di navigazione, il gruppo riuscì a raggiungere la colonia olandese di Timor dopo un viaggio di 3618 miglia nautiche (6400 km) coperte in 47 giorni. Qui Bligh si imbarcò immediatamente per l'Inghilterra, dove riuscì a far aprire una inchiesta sull'accaduto. Negli anni successivi, nonostante l'ammutinamento subito mentre comandava il Bounty, continuò la sua carriera nautica e successivamente divenne governatore del Nuovo Galles in Australia.

Gli ammutinati, invece, dapprima tentarono di insediarsi sull'isola di Tubuai, tentativo che fallì a causa dell'ostilità della popolazione locale, e successivamente fecero vela verso Tahiti. Qui il gruppo si divise: parte degli uomini restò sull'isola, mentre sei uomini, dodici donne e una bambina ripresero il mare. Il gruppo che rimase a Tahiti venne successivamente raggiunto dal lungo braccio della legge britannica: di loro quattro morirono nel naufragio della HMS Pandora, l'imbarcazione che doveva riportarli in Inghilterra, mentre tre furono impiccati.

Il gruppo che riprese il mare riuscì a raggiungere la sperduta isola di Pitcairn, 1350 miglia (2700 km) a sud est di Tahiti. Qui bruciarono il Bounty e si organizzarono in una comunità autonoma. Tra gli uomini, tuttavia, nacquero ben presto dei contrasti dovuti all'alcool e alle donne, tanto che nel 1808, quando la comunità venne "scoperta" da una nave americana, l'unico uomo rimasto era John Adams. Costui aveva riorganizzato la comunità sulla base della Bibbia del Bounty. Fu anche per questo che gli abitanti furono "perdonati" e "adottati" dalla marina britannica. Oggi i discendenti di Adams e degli ammutinati del Bounty vivono ancora sull'isola, costituendo una delle comunità più piccole e isolate del mondo, ma di questo parleremo un'altra volta.