domenica 12 maggio 2013

Roma, 12 maggio 1977 - Roma, 12 maggio 2013

Erano più o meno le otto di sera di 36 anni fa quando Giorgiana Masi, una ragazza di nemmeno diciannove anni, cadeva colpita a morte da un proiettile esploso dalla polizia di Cossiga. Lo stesso Cossiga dei molteplici silenzi sugli anni di piombo e su Gladio, dei blindati per le strade, della polizia in borghese (e pure in divisa) che spara per le strade. Lo stesso Cossiga che nel novembre del 2008 scriveva, in una lettera aperta alle forze dell'ordine: "Un'efficace politica dell'ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia, ma verso i manifestanti [...] l'ideale sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio un vecchio, una donna o un bambino, rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti: basterebbe una ferita lieve, ma meglio sarebbe se fosse grave, ma senza pericolo per la vita [...] io aspetterei ancora un po' e solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di Bella ciao, devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell'ordine contro i manifestanti" (citazione presa da Wikiquote, a sua volta presa da Repubblica).

Trentasei anni dopo, sempre a Roma, la Questura non autorizza il corteo in ricordo della Masi per permettere a tutta la galassia catto-talebana, con in testa Forza Nuova e Militia Christi, di scendere in piazza per una sedicente "Marcia per la Vita", che nella sostanza non è niente di diverso dalla solita sterile riproposizione degli arcinoti clichè antiabortisti, il tutto condito con una spruzzata di gore blasfemo degno dei Gorgoroth, ovvero orde di finti feti crocefissi e becero sentimentalismo. Evidentemente l'idiozia e il cattivo gusto vanno di pari passo. Tornando seri, si tratta di un vero e proprio esercizio di coercizione, perchè impedire, o fare in modo che venga impedito, ad una donna di abortire o ad un malato terminale di porre fine alla propria vita in modo dignitoso, significa ledere il principio della libertà di scelta dell'individuo e, se proprio vogliamo metterla sul loro piano, ossia quello religioso, la dottrina del libero arbitrio. A proposito di libertà di scelta, voglio ricordare ai più distratti e ai Giovanardi di turno che permettere l'aborto e l'eutanasia non obbliga in alcun modo al loro ricorso, anzi.

Ad ogni modo, evitando di scendere troppo nel marasma della filosofia morale e della teologia da bar, forse vale la pena chiedersi quanti di questi "prolife" - termine fuorviante che personalmente detesto - siano pronti a difendere la vita e le vite nella loro totalità, anzichè soffermarsi su quella che fino a prova contraria è una vita in potenza, come un ovulo appena fecondato o un embrione di pochi giorni. Magari parlandoci vai a scoprire che sono a favore della pena di morte o che affonderebbero le carrette del mare usate dai migranti per cercare un futuro migliore nella Fortezza Europa. Oppure che non si fanno il minimo problema a mangiarsi un agnello o un maialino da latte. Oppure che predicano contro l'uso del preservativo, condannando decine, centinaia di migliaia di bambini ad un futuro di sieropositività, fame, malattie e guerre. Chissà quanti, tra i più "anziani," avranno pensato, alla notizia della morte di Giorgiana, "toh, una zecca di meno".

NB. L'immagine che accompagna questo post è stata scattata da Tano D'Amico e ritrae l'agente Giovanni Santone, in borghese, durante gli scontri del 12 maggio 1977.

domenica 21 aprile 2013

La desolante situazione della cultura in Italia parte I


«Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguire virtute e canoscenza»
D. Alighieri, Divina Commedia, Inferno Canto XXVI

C'è stato un tempo in cui studiosi di mezza Europa perfezionavano i loro studi a Padova e Bologna e in cui gli artisti italiani erano richiesti e apprezzati dalla Russia al Portogallo. C'è stato un tempo in cui l'Italia è stata una culla per la cultura e per l'arte in tutte le sue forme. Un tempo, per l'appunto, perchè il presente, purtroppo, ci mostra un quadro alquanto diverso. I dati diffusi di recente dall'Ansa e relativi al 2011, infatti, fotografano una situazione a dir poco desolante, in cui l'Italia rappresenta il fanalino di coda dell'Europa a 27 per quanto riguarda la percentuale di spesa pubblica destinata alla cultura e all'istruzione. Con un esorbitante 1,1% destinato alla tutela e alla promozione del nostro, ahimè, martoriato patrimonio culturale riusciamo ad occupare la poco invidiabile ultima posizione, mentre con un 8,5% riservato al comparto dell'istruzione raggiungiamo il penultimo posto. Peggio di noi soltanto la Grecia devastata dalla crisi.

Si tratta di dati a dir poco agghiaccianti, ma che al tempo stesso non arrivano certo come un fulmine a ciel sereno. D'altra parte cosa aspettarsi da un Paese in cui nessuno parla di cultura durante la campagna elettorale e in cui nessuno si incazza per questo? L'Italia ha uno dei patrimoni culturali più vasti e variegati al mondo, eppure nell'immaginario collettivo si è radicata l'idea che la cultura sia un qualcosa di inutile, un orpello che non può dare da mangiare. Nulla di più sbagliato. Come avevo già accennato in un post dell'anno scorso, il patrimonio culturale può rappresentare, per l'Italia e soprattutto per buona parte dei territori storicamente depressi del Mezzogiorno, una grandissima molla in grado di stimolare l'occupazione e la gestione sostenibile del territorio attraverso la creazione di un vero e proprio indotto turistico. Le potenzialità esistono e sono enormi, ma a quanto pare chi di dovere non è interessato nè alla promozione nè alla tutela di quella che nei fatti è una vera e propria miniera d'oro. In questo vuoto non hanno tardato a farsi largo i privati, attirati dal ritorno di immagine e non solo. Un esempio su tutti può essere rappresentato dal restauro del Colosseo, uno dei monumenti più conosciuti al mondo, che è stato finanziato con 25 milioni di euro dal gruppo Tod's. Filantropia? Mecenatismo? Macchè! In cambio dell'obolo il gruppo marchigiano potrà contare su un cospicuo ritorno economico, attraverso la neocostituita associazione "Amici del Colosseo" e lo sfruttamento per quindici anni prorogabili del logo della stessa. Certo, sempre meglio che vedere l'Anfiteatro Flavio cadere a pezzi, però...

Altrettanto evidente è anche la noncuranza nei confronti del sistema scolastico e universitario, ormai relegato al ruolo di diplomificio/esamificio preposto a irreggimentare e a formare i futuri ingranaggi del sistema industriale e non più culla del libero pensiero e fucina culturale. Il 3 + 2 introdotto dalla riforma Berlinguer, il sistema dei crediti della Moratti e i successivi tagli di Tremonti e della Gelmini hanno portato ad una drastica contrazione dell'offerta didattica e alla condensazione di programmi altrimenti vastissimi in corsi della durata di poche settimane, il tutto a scapito dello scambio di idee, della coltivazione dello spirito critico negli studenti e del confronto tra punti di vista differenti, tanto che molto spesso - o quasi sempre - ci si adagia acriticamente sulle posizioni del docente. Con il FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario) ridotto all'osso anche gli atenei si vedono costretti ad aprire le porte ai privati, con conseguenze facilmente immaginabili: i corsi di studio commercialmente appetibili verranno finanziati a pioggia, mentre i restanti saranno costretti ad una lenta e dolorosa agonia. Il discorso, comunque, è estremamente ampio e per essere trattato in maniera esaustiva necessita di un post ad hoc e che costituirà la seconda parte di questa dissertazione sullo stato della cultura nel Belpaese.

Un altro dato scioccante riguarda il più che preoccupante fenomeno dell'analfabetismo di ritorno che, almeno secondo questo articolo, riguarda ben sette italiani su dieci. Questa è la percentuale degli italiani incapaci di comprendere un testo di media complessità, come ad esempio un semplice articolo di giornale. Agghiacciante, ma al tempo stesso illuminante perchè offre una spiegazione razionale alla storia politica dell'ultimo ventennio. Un elettore semi-analfabeta, infatti, è un elettore privo degli strumenti per analizzare in modo autonomo la realtà che lo circonda e una persona politicamente "ingenua" è facilmente manipolabile e si presenta come facile preda per tutta una serie di politici che fanno del populismo da bar uno dei loro cavalli di battaglia. Lo hanno ampiamente dimostrato la Lega Nord, Berlusconi e ora anche il M5S (che peraltro si vanta di non avere intellettuali tra le proprie fila...). Si tratta di un problema di capitale importanza che mette a nudo le contraddizioni insite nella democrazia rappresentativa, contraddizioni che in Italia sono esacerbate da una legge elettorale scandalosa. A partire da questo dato forse è necessario iniziare a ripensare in toto il concetto di partecipazione e quello stesso di democrazia, teorizzando e praticando nuove forme gestionali e decisionali, ma questo è un altro discorso...

domenica 31 marzo 2013

Recensione: Leonardo Vittorio Arena - Kamikaze

Autore: Leonardo Vittorio Arena
Titolo: Kamikaze. L'epopea dei guerrieri suicidi
Genere: Saggistica - Storia Contemporanea - Seconda Guerra Mondiale
Casa Editrice: Oscar Storia Mondadori
Anno: 2004 (ristampa 2009)
Prezzo: 9,80 €

Kamikaze, il vento divino, il tifone che per ben due volte salvò l'arcipelago giapponese dalle invasioni mongole distruggendo la flotta di Qubilai Khan. Un termine che col tempo ha modificato radicalmente il proprio significato, andando ad indicare in un primo momento i piloti delle "tokkotai", i corpi speciali d'attacco, durante la Seconda Guerra Mondiale e successivamente gli attentatori suicidi in genere. Si tratta di un accostamento quanto mai improprio: all'epoca il Giappone era in guerra con gli Stati Uniti, un conflitto estremamente brutale in cui tutte le parti in campo si sono macchiate di crimini sconcertanti, e i piloti delle unità kamikaze, forse gli unici in tutte le forze armate nipponiche, si limitarono a colpire solo ed esclusivamente obiettivi militari e quindi legittimi.

Ma chi erano questi piloti? Erano tutti volontari? Speravano in una ricompensa dopo la morte? Cosa li spingeva deliberatamente verso il suicidio? Si tratta di domande apparentemente semplici, ma a cui risulta estremamente complesso trovare delle risposte soddisfacenti, soprattutto se non si conoscono a fondo l'anima e la cultura nipponiche. Gli stessi americani non compresero mai il loro avversario, proiettando su di essi il proprio codice morale, non riuscendo a immaginare l'impatto sulla società nipponica della loro richiesta di una resa incondizionata. Dal canto loro i giapponesi proiettarono sugli americani la propria condotta militare, paventando uccisioni di massa, stupri e saccheggi in caso di sconfitta; un enorme incentivo a continuare la guerra anche quando le prospettive di vittoria svanirono completamente.

Una chiave di lettura per comprendere i kamikaze può essere la conoscenza del bushido, la via del guerriero per gli antichi samurai, interiorizzata dai militari nipponici, specialmente dagli appartenenti della marina, ma non solo. La sconfitta? Disonore. La resa? Semplicemente inconcepibile. D'altra parte il destino di un guerriero era morire, quindi tanto valeva farlo recando il maggior danno possibile al nemico... Solo in questo modo è possibile concepire l'idea di schiantarsi con un aereo contro le navi nemiche, l'utilizzo dei kaiten, vere e proprie torpedini umane che non lasciavano alcuna speranza di salvezza all'equipaggio, le cariche banzai di Guadalcanal, i nikudan (letteralmente "uomini proiettile") di Saipan o l'altrimenti incomprensibile sacrificio della Yamato.

Fondamentalmente saggio storico, ma a tratti testo filosofico e psicologico, l'opera di Arena riesce a ricostruire la storia dei kamikaze, ma anche e soprattutto la loro profonda spiritualità, dipingendo un affresco accattivante che incentiva il lettore a divorare il libro e a ricercare ulteriori informazioni in materia. Consigliatissimo.

domenica 10 marzo 2013

Recensione: Matei Cazacu - Barbablù

Autore: Matei Cazacu
Titolo: Barbablù. La vera storia di Gilles de Rais
Genere: Saggistica - Biografie - Storia medievale
Casa Editrice: Oscar Storia Mondadori
Anno: 2008 (seconda ristampa 2010)
Prezzo: 11,00 €

Gilles de Rais, nobile e potente signore, maresciallo di Francia, compagno di lotta di Giovanna d'Arco sotto le mura di Orleans, comandante militare di provate capacità e terrore degli inglesi (e dei "cattivi francesi") durante la guerra dei Cento Anni. Gilles de Rais, amante della cultura e dell'arte, mecenate ante litteram che dilapidò il proprio patrimonio per finanziare opere teatrali e musicali. Ma anche Gilles de Rais il sanguinario, colui che faceva impiccare a decine i francesi che combattevano al fianco degli inglesi, Gilles de Rais l'adoratore del diavolo, rapitore e assassino di bambini, tanto da guadagnarsi il poco ambito titolo di primo serial killer della storia.

Chi era dunque questo personaggio? Un eroe caduto in disgrazia oppure un demonio celato sotto l'abito di un nobile cavaliere? Matei Cazacu, già autore di una affascinante monografia su Vlad III di Valacchia, cerca di rispondere a questo quesito presentandoci un saggio frutto di un lavoro di cernita delle fonti durato una trentina di anni (come si evince dalla premessa), in cui l'autore setaccia gli archivi francesi (e non solo) con un rigore a dir poco encomiabile. Il ritratto che ne risulta è estremamente ambiguo: infatti nella figura di Gilles de Rais emergono in egual misura luci sfolgoranti e ombre talmente oscure da sprofondare nell'orrore più cupo. In questo uomo l'ambiguità del genere umano si mostra in tutta la sua forza, creando un Giano bifronte in cui convivono apparentemente senza conflitti tanto l'eroe quanot il mostro.

Idealmente l'opera può essere divisa in più parti. Nella prima l'autore di preoccupa di delineare il contesto storico e politico in cui si svolge la vicenda umana di Gilles de Rais, ossia quella fase della guerra dei Cento Anni che segna il punto più basso delle fortune francesi e la successiva riscossa con la comparsa della Pulzella d'Orleans, e di tracciare una approfondita biografia dell'uomo. Successivamente viene dedicato ampio spazio al processo che porterà alla condanna a morte del feudatario francese con una approfondita analisi psicologica dello stesso, il cui verdetto appare incontrovertibile: Gilles può essere considerato a pieno titolo un serial killer, almeno secondo i criteri della criminologia moderna. Infine la parte conclusiva del saggio si occupa della traslazione da personaggio storico a personaggio fittizio, nella fattispecie il Barbablù della tradizione popolare, analizzando a fondo l'omonima favola di Perrault, cercando le convergenze e le discordanze tra Storia e narrazione fantastica.

Il saggio di Cazacu non può che essere valutato in maniera positiva. Si tratta infatti di una lettura avvincente, sebbene possa spiazzare i non specialisti a causa della mole di nomi, luoghi e date, che utilizza un registro a metà strada tra il divulgativo e il rigore scientifico. Se amate la storia medievale o le biografie di personaggi "bizzarri" questo testo fa al caso vostro.

martedì 26 febbraio 2013

Considerazioni inattuali sul voto di ieri

In realtà non c'è poi molto da dire sul risultato, abbastanza scontato peraltro, delle elezioni appena trascorse, specialmente se chi scrive si dichiara anarchico. In effetti questo più che un post è in realtà uno sfogo di "pancia" (nella forma), ma anche di testa (nei contenuti), maturato durante la mattinata trascorsa a lavoro.

A te, quaranta-cinquantenne, che lanciavi le monetine a Craxi, ti indignavi per Tangentopoli e poi per vent'anni hai continuato a votare come se niente fosse;

A te che fino a ieri votavi PD, PDL o Lega e ora cerchi di rifarti una verginità politica nella maniera di tutti i neo convertiti, ovvero massacrando zelantemente le gonadi a chi non ha votato come te;

A te che ciancichi di democrazia e poi ti arrapi quando vedi le cariche della polizia, perchè "quelli lì dovrebbero trovarsi un lavoro" - fosse facile - oppure "fanno bene a menarli, chè la gente ammodo non fa così" (meglio vivere come sudditi timorati di Dio, senza alzare mai lo sguardo da terra, vero?);

A te che "se non hai votato non sei in diritto di dire alcunchè", come se il non voto non possa essere una scelta politica consapevole e ponderata fino all'ultimo istante e degna di attenzione al pari delle altre;

A te che ammorbi il globo con la manfrina del voto utile, perchè turarsi il naso e ingollare una cucchiaiata di merda di "sinistra" è sempre meglio che ingollarne una di destra;

A te che "destra e sinistra non esistono più, tanto sono tutti uguali", ti prego continua a dirmi come sono identici i firmatari della Giovanardi-Fini e chi vuole legalizzare la cannabis, oppure gli anti-abortisti e chi vuole salvaguardare la libera scelta della donna;

A te che continui con la storiella della casta, perchè gli italiani sono vittime innocenti, agnelli sacrificali immolati sull'altare del malaffare, con una insana passione per lo scaricabarile e l'autoassoluzione;

A te che ora salirai sul carro dei vincitori (di Pirro);

A te che "sei buono solo a criticare e non a proporre" e poi mi guardi come se fossi un alieno quando ti esprimo le mie idee e, forte della tua magistrale eloquenza, commenti con un "tutte cazzate";

A te che continui a credere che votare serva a qualcosa, come se una croce su un pezzo di carta possa portare alla fine di un sistema economico basato sulla rapina e sullo sfruttamento e di una società sempre più alienante e malata;


A voi tutti dico solo una cosa: TACETE.

mercoledì 20 febbraio 2013

Ricette per il caos aka pseudo strategia di salvezza pre elettorale

NB. Il seguente post è saturo di eterodossia e provocazioni. Se ne sconsiglia la lettura agli animi semplici.

Nel 90% dei casi il sottoscritto passa la serata annoiandosi e arrovellandosi per cercare di ovviare al problema. L'altra sera la soluzione è stata fiondarsi sul malefico sito di Repubblica e giocare con una simpatica applicazione capace di simulare la composizione del Senato post elezioni. Il suo funzionamento è piuttosto semplice: date svariate regioni - non ricordo se 6 o 9 - è sufficiente ipotizzare la percentuale dei voti raccolti dalle varie liste, in modo da ottenere una proiezione sulla distribuzione dei seggi e di conseguenza sull'indice di governabilità. Nella stragrande maggioranza dei casi, anche considerando alleanze più o meno probabili, il risultato è stato l'ingovernabilità. Si tratta, in ogni caso, di una simulazione estremamente semplicistica e semplificata e pertanto non molto attendibile, visto che presenta soltanto 5 liste "maggiori".

Nella realtà i giochi sono ancora più complicati. La simulazione, infatti, non tiene presenza l'esistenza di movimenti come Fare, che, nonostante il clamoroso autogol di Giannino, ha ottime probabilità di sottrarre una discreta quantità di voti al PDL - una funzione non molto dissimile da quella di Ingroia nei confronti del PD - e tutta la moltitudine di partitini e micromovimenti che singolarmente non hanno alcun peso, ma che sommati possono raggiungere una discreta percentuale. Si prospetta, insomma, una vera e propria "balcanizzazione" del Parlamento, ossia una frammentazione così ampia da impedire la formazione di una maggioranza di governo, salvo il caso di una Große Koalition alla tedesca, anche se in Italia un'esperienza del genere avrebbe vita breve e travagliata.

Ed è qui che nella narrazione si inserisce il mio dilemma interiore. Io normalmente non voto. La mia è una questione di principio, non un semplice menefreghismo o una delusione nei confronti della politica. Anche questo fine settimana, tendenzialmente, non andrei al seggio. Tuttavia, il buon Berneri mi ha messo una pulce - e pure bella grossa! - nell'orecchio con la sua definizione di "cretinismo anarchico" e al momento mi trovo alle prese con un quesito grande come una casa: che fare? Restare fedele alla linea o fare un passo indietro per cause di forza maggiore? Perchè, per dirla alla Bersani, "ohi ragassi, qui è una tragedia!". Al momento attuale le uniche forze in grado di fare da peso sul piatto della bilancia sono il PD, il PDL e il Movimento 5 Stelle. Il che significa da una parte fiscal compact e neoliberismo più o meno mascherato con i primi due e un gigantesco, monolitico, mastodontico punto interrogativo con il terzo. Roba da mettersi le mani nei capelli. Immaginate un vostro conoscente non proprio brillante che, eletto nelle liste del movimento, partecipando alla discussione sulla finanziaria, non capendoci una beata mazza, prende la parola per chiedere quale sarà l'azione del governo contro il signoraggio e le scie chimiche. Sembra una situazione comica, roba da barzellette, ma non è un'eventualità tanto assurda: provate a cercare "cinque stelle scie chimiche" su Google e iniziate a piangere insieme a me.

In questo scenario la "balcanizzazione" non solo è auspicabile, ma sarebbe addirittura salvifica! A questo punto, forse, vale veramente la pena ricacciare i conati di bile e vomito e accingersi alle urne per il sacrosanto "voto a caso", ovvero il voto in massa verso movimenti inutili - come gli sciroccati del Sacro Romano Impero Cattolico - che non supereranno mai la soglia di sbarramento, ma che diluiscono i voti dei "big". Magari oltre all'ingovernabilità ci scappa pure un altro governo tecnico, ma non un Monti bis, bensì un bel commissariamento alla teutonica capace di rimettere in carreggiata le orde di italiani medi. Proprio così, perchè qui il vero problema non è la "kasta", quello specchietto per le allodole sventolato a dovere dal comico genovese insieme all'immancabile quando osceno "tanto sono tutti uguali"; no, il problema sono proprio gli italiani, di cui la classe politica è solamente l'immagine riflessa. Se non si cambiano gli italiani - ammesso che esistano veramente visti i campanilismi che ci contraddistinguono - ogni cambiamento al vertice sarà gattopardesco: un velo di stucco nuovo su una impalcatura marcia e corrotta. 

Daje de voto inutile! Daje de balcanizzazione! O più probabilmente daje de Maalox quando usciranno i risultati...

domenica 17 febbraio 2013

L'italiano medio e la rete

Innegabilmente internet ha giocato un ruolo rivoluzionario nelle nostre vite, rendendo accessibile in tempo reale una mole pressocché infinita di informazioni e contenuti di altro genere. In Italia, però, la "rivoluzione" digitale ha avuto anche effetti molto meno positivi a causa della diffusissima presenza sul territorio del cosiddetto "italiano medio". In apparenza egli è un individuo del tutto normale, con abitudini, diritti (compreso, ahinoi, quello di voto) e doveri che non differiscono molto da quelli del resto della popolazione. L'unica vera e sostanziale differenza emerge in tutta la sua "maestosità" quando costui apre bocca. L'italiano medio, infatti, ha una naturale propensione per la tuttologia, ovviamente non suffragata da strumenti teorici o conoscenze anche solo marginali di argomenti che non siano il campionato di calcio, e per credere a qualsiasi cosa, anche la più illogica, gli venga raccontata. Naturalmente, invece di tenere tutto per sè, tende a tediare la sua cerchia di amici/parenti/colleghi con i risultati dei suoi "studi" che lo hanno portato ad una sorta di "illuminazione" che gli ha permesso di cogliere la "verità suprema" da diffondere al resto del volgo ignorante. Ed ecco che entra in gioco la rete...

L'entrata in contatto tra l'italiano medio e la rete ha avuto effetti paragonabili all'apertura delle porte di Gog e Magog o al crollo di una diga. Il nostro profeta credulone, infatti, si è trovato catapultato in un mondo digitale in cui, restando del tutto anonimo, è stato letteralmente sommerso da una mole incredibile di informazioni - spesso e volentieri prive di fonti, contenenti errori macroscopici o palesemente false - da riproporre ad una platea potenzialmente illimitata. Gente che fino al giorno prima poteva aspirare al massimo all'ambito titolo di scemo del villaggio (o del quartierino), ora può millantare una conoscenza approfondita di svariati argomenti, dalla medicina alla geofisica, e, cosa ancor peggiore, può godere del supporto incondizionato di un esercito più o meno vasto di aficionados, generalmente più rintronati del loro guru. Guai a mettere in discussione le loro verità, a meno che non vogliate passare per ignoranti o prezzolati al soldo del grande complotto (quale? A voi la scelta, ce ne sono così tanti...) o non vogliate far incetta di minacce di morte o auguri di malattie incurabili/incidenti/eccetera nei confronti vostri e dei vostri cari.

La comparsa dei social network non ha fatto che peggiorare questo scenario di per sè già apocalittico. Basta fare una rapida ricerca per ritrovarsi invasi da decine, se non centinaia, di pagine inerenti teorie del complotto. Si spazia dalle scie chimiche agli illuminati, passando per quell'evergreen che è il complotto ebraico in tutte le sue declinazioni. Ancora più subdole sono quelle pagine che in mezzo a contenuti validi divulgano anche castronerie complottiste di infimo livello (ah, il buon vecchio "panino" in versione 2.0) che tendono ad essere considerate valide dagli utenti. Questo senza contare la tendenza a rendere virale qualsiasi contenuto, senza prima controllare le fonti o la veridicità dello stesso. Ammetto di esserci cascato anche io qualche volta in passato, soprattutto quando i link incriminati venivano pubblicati da persone di fiducia.

Prima di concludere, ritorniamo un secondo dai nostri amici aficionados. Le caratteristiche del complottaro medio si possono ritrovare anche nel grillino medio; anzi, spesso e volentieri i due soggetti coincidono. Entrando un po' più nel dettaglio possiamo constatare la presenza di:

  • accettazione acritica di tutto ciò che proviene dal "leader" Beppe Grillo, comprese idiozie della serie "l'AIDS non esiste" o "Tutto il signoraggio minuto per minuto";
  • altrettanto acritica difesa a spada tratta da qualsiasi tipo di critica, dalla più puerile alla più elaborata e suffragata da fonti e dati;
  • l'assoluta impossibilità di portare avanti un discorso che non termini con l'accusa di non volere il cambiamento, di essere dalla parte dei partiti o di essere al soldo degli stessi;
Domenica prossima si vota e, vista la presenza massiccia di italiani medi con diritto di voto, mi viene da piangere. Specialmente se penso alle loro reazioni quando si accorgeranno che il Movimento 5 Stelle non avrà raggiunto la maggioranza assoluta e inizieranno a gridare al broglio elettorale e al golpe. Ahi serva Italia, di dolore ostello... (D. Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio VI)

NB. Il sottoscritto conosce molto bene diversi militati del M5S e sa perfettamente che non tutti sono come i soggetti descritti in questo post, sia ben chiaro!

domenica 28 ottobre 2012

Recensione: Alessandro Girola - Prometeo e la guerra 1937

Autore: Alessandro Girola
Titolo: Prometeo e la guerra 1937
Casa Editrice: ebook autopubblicato
Anno: 20xx
Prezzo: gratuito (clicca qui per scaricare)

Avevo promesso questa recensione in tempi brevissimi, ma ho davvero un'ottima giustificazione per averci messo più di un mese. Fino alla scorsa settimana, infatti, sono stato impegnato in quell'attività massacrante, e di cui scriverò a breve, che è la vendemmia. Nonostante le 18 ore di lavoro quotidiane - non sempre per fortuna! - si è trattata di una gran bella esperienza, ma è inutile parlarne qui, visto che in questo post dobbiamo recensire un signor ebook.

Trama: Anno 1937: la guerra divampa in Europa e nei dominii coloniali appartenenti alle superpotenze in gioco. Casa Asburgo, oramai confinata nel solo Regno d'Ungheria, rischia la capitolazione finale contro gli ex alleati tedeschi. Ma l'imperatore Otto ha ancora un'arma segreta da giocare, e può contare su un insospettabile alleato. Nel mentre gli inglesi si apprestano a tentare una spallata contro le armate del Kaiser Guglielmo. I nuovi Prometei robotici saranno in grado di contrastare la straordinaria tecnologia bellica teutonica? Nella scacchiera della Francia Occupata si giocherà l'ultima partita di un conflitto destinato a cambiare per sempre l'umanità. Comunque esso vada a finire. (tratto dalla pagina per il download)

Commento: parto col dire che 1937 è un romanzo diverso rispetto ai precedenti. Il capitolo conclusivo della trilogia dedicata ai Prometei, infatti, abbandona quasi del tutto le atmosfere da spy-story per immergersi nell'azione vera e propria, narrando nel dettaglio le vicende della Seconda Guerra Mondiale, il tutto in chiave ucronica. Nonostante il cambio di genere, la narrazione di mantiene su di un ottimo livello, riuscendo a catalizzare l'attenzione del lettore con l'uso sapiente dei colpi di scena e la presenza costante di un po' di sana suspance. Cosa che, tra l'altro, aiuta a divorare l'opera, sebbene sia molto più corposa dei capitoli precedenti. Degno di nota l'inserimento di numerosi personaggi realmente esistiti, come lo scienziato serbo Nikola Testa - scommetto che tanti complottardi sbroccheranno leggendo i capitoli in cui compare - o il sovietico Il'ja Ivanov - presente solo marginalmente - come anche l'impiego di citazioni cinematografiche tratte dai classici del cinema di guerra. Con 1937 Girola conclude nel migliore dei modi la sua trilogia, pur lasciando socchiusa la porta a qualche possibile spin-off. Consigliatissimo.

domenica 16 settembre 2012

Recensione: Alessandro Girola - Prometeo e la guerra 1936

Autore: Alessandro Girola
Titolo: Prometeo e la guerra 1936
Casa Editrice: ebook autopubblicato
Anno: 20xx
Prezzo: gratuito (clicca qui per scaricare)

Eccoci con la recensione del secondo capitolo della trilogia de "Prometeo e la guerra", divorato in poco più di una settimana nei ritagli di tempo. Nel concludere la recensione del primo volume - consultabile qui - avevo accennato al fatto che 1936 mi sembrava un gran bel libro, opinione che non posso che confermare. Procediamo, però, con ordine.

Trama: Europa, 1936: dopo gli incidenti dell'anno precedente, gli Imperi Centrali sono sull'orlo della guerra. Questa volta Germania e Austria-Ungheria rischiano di scontrarsi come nemici, tanto che nuove, azzardate alleanze si profilano all'orizzonte. Da una parte gli inglesi, governati dal fascista sir Mosley, si offrono di difendere il trono d'Asburgo, in cambio di un loro ritorno sulla scena europea. Dall'altra parte il Kaiser appoggia le pretese del principe usurpatore, leader del Fronte Patriottico, e desideroso di porsi al comando dell'Impero Austro-Ungarico. 
Le armate tedesche hanno però la fama di essere invincibili, potentissime. Nemmeno gli assemblati creati nel 1918 dal barone von Frankenstein possono più tenere testa ai carri armati e ai caccia del Kaiser. Ma un semisconosciuto ingegnere, nel cuore del retrogrado Regno d'Italia, ha forse le chiavi per la creazione di una nuova arma che potrà ribaltare gli equilibri in campo, dando una speranza di vittoria all'asse Anglo-Asburgico... (tratto dalla pagina per il download)

Commento: 1936 rappresenta il proseguimento ideale del capitolo precedente, tanto nelle vicende, che rappresentano l'evoluzione degli eventi narrati in 1935, quanto nei personaggi, che aumentano di spessore psicologico e si trovano immersi anche in situazioni personali. Anche in questo volume si può notare una certa commistione tra i generi letterari, anche se a prevalere sono sicuramente la spy-story, con tanto di intrighi internazionali, e la fantascienza, con sterzate decise verso suggestioni steam e cyber-punk. Lo stile di Girola è come sempre molto fluido e avvincente, anche se alcune scelte lessicali mi hanno lasciato un po' dubbioso. Si tratta comunque di sottigliezze che non incidono minimamente sul piacere della lettura.

sabato 8 settembre 2012

Recensione: Alessandro Girola - Prometeo e la guerra 1935

Autore: Alessandro Girola
Titolo: Prometeo e la guerra 1935
Casa Editrice: ebook autopubblicato
Anno: 20xx
Prezzo: gratuito (clicca qui per scaricare)

Per la prima volta nella "lunga" storia di questo blog mi accingo a recensire un ebook, ovvero un libro in formato digitale. Avevo scaricato il libro in questione ancora parecchio tempo fa, ma ho dovuto attendere l'acquisto di un reader per poterlo leggere, visto che il monitor del pc e lo schermo del cellulare tendono a causarmi un po' di fastidio agli occhi.

Trama: 1918, Fronte Occidentale: l'avanzata degli Imperi Centrali è prossima ad arrestarsi presso Amiens, ma da Vienna arriva una nuova arma biologica che attinge da un mondo che sta a metà tra la leggenda e la scienza. Sono i Prometei, assemblati dai cadaveri dei soldati morti in guerra e rianimati come guerrieri implacabili. Grazie a loro gli Imperi Centrali scongiurano l'intervento militare statunitense e vincono la guerra.
1935, Milano, Regno Lombardo-Veneto: sono passati 17 anni dalla vittoria austro-tedesca, e l'Europa prospera sotto il dominio dei casati Asburgo e Hohenzollern. Ma dense nubi si addensano all'orizzonte. L'effetto dissuasivo dei Prometei ha pian piano perso effetto e nuovi giocatori politici stanno per muovere i loro pezzi, nella speranza di ridisegnare la scacchiera internazionale. Tutto ha inizio con un omicidio impossibile. Sarà forse in grado di causare un effetto farfalla? (tratto dalla pagina per il download)

Commento: Parto col dire che 1935 è il primo volume di una trilogia ambientata in un mondo alternativo, in cui la Storia esce dai suoi binari nel 1918, seguendo un percorso del tutto inedito, per giungere fino al 1935, anno in cui si svolgono le vicende narrate. L'abilità narrativa di Girola è stata in grado di fondere in un singolo romanzo diversi filoni letterari: l'ucronia che crea lo scenario su cui si dipana la trama, il romanzo gotico con i Prometei, tributo al Frankenstein di Mary Shelley, il giallo e la spy-story. La narrazione è estremamente fluida e piacevole, anche se talvolta la storia appare un po' troppo lineare e prevedibile, cosa che comunque non pregiudica minimamente il piacere della lettura: anzi, lo rende apprezzabile anche dopo una lunga giornata di lavoro, tanto più se si considera che il romanzo è completamente gratuito. Per la cronaca ho iniziato a leggere anche 1936, il capitolo successivo della trilogia, e già dalle prime pagine promette benissimo...

sabato 1 settembre 2012

Recensione: Joseph Conrad - Cuore di tenebra

Autore: Joseph Conrad
Titolo: Cuore di tenebra
Casa Editrice: Feltrinelli
Anno: 2011 (XV edizione)
Prezzo: 6,00 €

Riemergo dalle tenebre dell'oblio chiedendo umilmente venia per la mia prolungata assenza su queste pagine virtuali, ma il lavoro mi ha tenuto impegnato - fisicamente e mentalmente - più di quanto avrei potuto immaginare. Considerato che a breve inizierà la vendemmia, cosa che di fatto mi renderà irreperibile anche nella "real life", ho pensato fosse il caso di lasciarvi con la recensione di un classico che ho finito di leggere proprio stamattina.

Trama: A bordo di una nave ancorata alla foce del Tamigi, il signor Marlow racconta ai presenti la propria avventura nel cuore dell'Africa Nera, dove l'uomo aveva lavorato come comandante di battello lungo il fiume Congo, al soldo di una compagnia commerciale belga. Giunto in Africa, l'uomo è testimone della brutalità dei bianchi sugli indigeni, brutalità che aumenta man mano che Marlow risale il corso del fiume alla ricerca di Kurtz, un agente commerciale di cui non si hanno più notizie. Dopo due mesi di navigazione, turbati da apparizioni inquietanti e tracce di inaudita violenza sugli indigeni, arriva il momento dell'incontro: la solitudine ha reso Kurtz, divenuto il capo carismatico di una tribù locale, completamente folle. L'uomo è ormai moribondo, ma ha ancora la forza per raccontare l'orrore della propria esperienza...

Commento: Cuore di tenebra è un racconto particolare. È basato sull'esperienza personale di Conrad a bordo di un battello a vapore sul fiume Congo - il cui nome non viene mai rivelato nel corso della narrazione - che nel romanzo diventa l'allegoria di una vera e propria discesa agli inferi. Il volto del colonialismo europeo, che nel Congo belga scrisse alcune delle sue pagine più nere, emerge vividamente attraverso le pagine del libro, fino a concretizzarsi nelle ultime parole di Kurtz, "l'orrore! l'orrore!". È questo il cuore di tenebra, sepolto nella foresta vergine e lontano da occhi indiscreti. Da notare, infine, le enormi similitudini tra il romanzo di Conrad e il film "Apocalypse Now" di Francis Ford Coppola: il regista, infatti, ha dichiarato di essersi ispirato ad esso.

domenica 15 luglio 2012

Undici anni dopo

Questo post vaga nella mia testa da un paio di giorni. Ogni volta che provo a dare ordine ai miei pensieri, mi ritrovo a fissare il foglio bianco con sguardo assente, perchè non è facile scrivere quando ogni singola fibra del tuo corpo, ogni singola sinapsi, è satura di rabbia e impotenza. Non è possibile provare altro ripensando al G8 di Genova, alle recenti sentenze e alla totale disparità di giudizio tra imputati con e senza divisa.

Da un lato abbiamo visto attenuanti, prescrizioni e condanne a dir poco simboliche, come i cinque anni di sospensione dai pubblici uffici, poco più di una lunga vacanza, comminati ai dirigenti di pubblica sicurezza che guidarono il blitz alla scuola Diaz o gli anni di carcere - al massimo tre - inflitti ai torturatori di Bolzaneto. Abbiamo visto gente come Gianni De Gennaro, all'epoca capo della polizia, fare carriera e diventare sottosegretario.

Dall'altra abbiamo visto l'accanimento dello Stato nei confronti degli arrestati, alla richiesta di condanne esemplari per "devastazione e saccheggio", residuo della legislazione fascista, o per "compartecipazione psichica", una trovata degna di Orwell. Condanne che sono state confermate dalla Corte di Cassazione il 13 luglio di questo anno.

Al di là della cronaca, il G8 di Genova ci offre diversi spunti di riflessione. In primo luogo ci mostra come lo Stato riesca sempre a trovare il modo di proteggere i propri servitori, anche quando questi si macchiano di reati odiosi. Lo dimostra ampiamente il processo per la mattanza della Diaz in cui, tra l'altro, sono stati assolti dall'accusa di lesioni nove celerini: in parole povere, il braccio rimane impunito perchè gli agenti non indossano segni di riconoscimento, mentre la mente viene semplicemente mandata in vacanza, ma solo per evitare problemi con Amnesty International che, a suo tempo, definì questi fatti come "la più grande sospensione dei diritti democratici in una nazione occidentale dalla Seconda Guerra mondiale".

Questo ci riporta immediatamente al secondo punto. Può essere considerato "democratico" un paese in cui sono ancora in vigore leggi approvate durante un regime dittatoriale? Il codice penale italiano è, infatti, il frutto di un percorso quinquennale compiutosi tra il 1925 e il 1930, anno in cui il cosiddetto "codice Rocco" venne promulgato ufficialmente da re Vittorio Emanuele III e da Benito Mussolini. Nonostante la caduta del fascismo, la nascita della repubblica, la promulgazione di una costituzione "democratica", il codice Rocco è ancora lì, quasi intonso dopo più di ottanta anni. Inoltre, si può considerare "democratico" un paese in cui non è stato introdotto il reato di tortura? L'Italia ha firmato nel 1988 la convenzione ONU contro la Tortura eppure in ventiquattro anni non è stato fatto un solo passo per giungere ad una sua ratifica. L'introduzione del reato di tortura avrebbe impedito la prescrizione per i torturatori di Bolzaneto.

L'introduzione della cosiddetta "compartecipazione psichica" apre scenari ancora più inquietanti. Con questo cavillo, infatti, non si vanno a punire le singole responsabilità, bensì la sola presenza sul luogo ove si compie il fatto. In parole povere si punisce il diritto a manifestare, si crea l'idea che il solo scendere in piazza sia fonte di colpevolezza, aprendo così la strada alla repressione. Allo stesso modo, come giustamente riportato nella pagina FB di Femminismo A Sud, si è venuto a creare un clima "normalizzante" nei confronti della violenza poliziesca sui manifestanti. Ad ogni manifestazione siamo inondati da notizie che parlano di sedicenti scontri - anche quando in realtà si tratta di cariche a sangue freddo - corredate da immagini di manifestanti sanguinanti e con la testa rotta: un modo subdolo e sottile per far passare il messaggio che chi viene pestato in piazza dalla polizia è per forza colpevole di qualcosa.

Alla luce di queste riflessioni, e sicuramente me ne sono sfuggite altrettante, è più che ragionevole pensare che il G8 di Genova e i relativi processi siano stati un enorme banco di prova per tecniche di dittatura, tanto più se si osserva con attenzione la situazione attuale, in cui le tensioni sociali si fanno sempre più esplosive.

domenica 24 giugno 2012

Odore di terra


L'urbanizzazione ha fatto sì, tra le tante altre cose, che il cittadino, qui inteso come uomo abitante della città, abbia subito un distacco quasi totale dalla terra. Questa affermazione diventa tanto più vera se si pensa che nelle grandi città è difficile trovare un bambino che abbia visto dal vivo una gallina o una mucca. Gli unici che hanno ancora un rapporto sano con la terra sono i nostri vecchi, quelli che, dopo aver abbandonato le campagne o le montagne per trasferirsi nei grandi - o piccoli - agglomerati urbani, hanno continuato a coltivare piccoli appezzamenti di terra nel giardino di casa. 

Tra di loro c'era anche mio nonno. Buona parte dei ricordi della mia infanzia sono collegati alla sua figura intenta a lavorare nell'orto mentre controllava il grado di maturazione di pomodori e zucchine reggendo tra le sue forti mani da muratore una vanga. Mi ricordo anche il sapore delle verdure che coltivava, un sapore che non si può ritrovare in quelle acquistate al supermercato, così insipide da sembrare quasi finte. Bene, da ieri il testimone è passato nelle mie mani. Dopo anni di incuria quel piccolo pezzo di mondo contadino assediato dal cemento ha un nuovo guardiano, il sottoscritto. Certo, è faticoso. Dissodare le zolle sotto il solleone, eliminare le erbacce a mani nude (già, ho scordato i guanti!), sporcarsi di terra da capo a piedi possono sembrare attività poco attraenti e molto poco appaganti. Di sicuro non è un qualcosa che può aiutare a far colpo su di una ragazza, tuttavia secondo me è una delle cose più belle del mondo. Si tratta di un ritorno alle origini, di un riprendere contatto con quella che è al tempo stesso la nostra casa e la nostra genitrice. Si tratta di assistere ogni volta allo spettacolo del seme che si trasforma in germoglio che a sua volta si trasforma in pianta fruttifera. Si tratta di instaurare nuovamente un rapporto che negli ultimi secoli è andato sempre più deteriorandosi... perchè soltanto un uomo che non ha mai conosciuto la terra può accettare passivamente la distruzione del pianeta in nome di un sedicente "progresso".

domenica 17 giugno 2012

Pane e vino

Per un motivo o per l'altro, o per una serie di fortuite coincidenze (anche se il sottoscritto non è molto propenso a credere all'esistenza delle stesse), la mia carriera lavorativa è sempre stata collegata alla produzione di cibo. Ho lavorato nei campi, raccogliendo mele e uva, ho imbottigliato acqua minerale, vino, birra, ho confezionato pane e derivati.

Apparentemente non è nulla di diverso dal lavoro in catena, fatto di gesti codificati ripetuti all'infinito, fino a perdere qualsiasi significato, fino a diventare alienanti. Eppure, quando si ha a che fare con il cibo, il tutto assume una valenza completamente diversa: quello che ti passa tra le mani non è un oggetto inerte come può essere un cacciavite o un componente elettronico, bensì vita, fonte di nutrimento per altre persone. Inoltre panificazione e vinificazione sono attività antiche come la civiltà stessa, anzi, sono l'essenza stessa della civiltà. Attività che nel corso dei secoli e dei millenni si sono trasformate e modernizzate, fino a perdere la loro funzione primaria, quella di sfamare, per diventare fonte di profitto. Ed è proprio qui che iniziano i problemi, visto che produzione industriale significa anche scartare tutto ciò che non risponde agli standard, tutti i prodotti troppo piccoli o troppo grandi, quelli troppo cotti, eccetera. Nel momento in cui lo scarto può essere riutilizzato, come ad esempio in una acciaieria o in una vetreria, non vengono a crearsi grosse problematiche; tuttavia destinare tonnellate di pane e altri alimenti alla distruzione, nel momento in cui milioni di individui non hanno di che sfamarsi, è un vero e proprio crimine contro l'umanità.


Ps. Chiedo scusa per eventuali errori/sviste, ma i turni di notte mi mandano in pappa il cervello...

sabato 19 maggio 2012

Quando il media diventa sciacallo

Il giornalismo italiano non si smentisce mai; non c'è omicidio, rapimento, evento di cronaca nera che non si trasformi in una ghiotta occasione per gettare in pasto al pubblico la vita privata delle vittime e il dolore di parenti e amici. Questo squallido copione si è ripetuto anche oggi, con la bomba esplosa a Brindisi. In men che non si dica sulle pagine web dei maggiori quotidiani nazionali sono comparse gallerie fotografiche della vittima, ottenute saccheggiando il suo profilo Facebook, senza curarsi della volontà dei parenti o del semplice pudore. Allo stesso modo i telegiornali hanno mostrato una profusione di lacrime e sofferenza, il tutto per soddisfare il morboso interesse del pubblico. D'altra parte per l'audience le reti televisive e i media in genere sono disposti a fare di tutto. E hanno ancora il coraggio di chiamarlo "diritto di cronaca".

domenica 13 maggio 2012

Strana Italia

Negli ultimi giorni sono successe un bel po' di cose su cui varrebbe spendere almeno una parolina. Complice il lavoro alla Weinkellerei che mi tiene impegnato quelle 10 ore al giorno, lasciandomi ben poco tempo da dedicare alla scrittura, mi vedo costretto a condensare il tutto in un post-zibaldone.

Partiamo con il ferimento di Roberto Adinolfi, dirigente di Ansaldo Nucleare, a Genova. La rivendicazione recapitata al Corriere della Sera  - qui leggibile - sembra chiarire la matrice anarco-insurrezionalista del gesto. Come nota il buon Mazzetta in un post sul suo blog, il testo non risulta del tutto convincente, a partire dal nome sbagliato di Bakunin e finendo con certa terminologia abbastanza atipica. Tralasciando il documento di rivendicazione, guardiamo un secondo alle reazioni del governo che, per bocca del ministro Cancellieri, ventila addirittura l'utilizzo dell'esercito per proteggere eventuali obiettivi sensibili. Dichiarazione piuttosto curiosa visto che segue di pochi giorni l'allarme della Commissione Europea, secondo cui sarebbe necessaria una ulteriore manovra correttiva per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Una ennesima richiesta di sacrifici, capace di incendiare ulteriormente gli animi già esasperati di chi ha già versato lacrime e sangue. Probabilmente sono solo un malpensante, però se ci mettiamo anche la nomina di De Gennaro a sottosegretario...

Passiamo alla marcia per la vita che si è tenuta oggi a Roma. Un rigurgito reazionario, capace di riunire soggetti come Forza Nuova, Militia Christi e i sedicenti "parlamentari per la vita", che vorrebbe cancellare il risultato di anni di lotte, oltre all'esito di uno dei referendum più partecipati della storia repubblicana. Il tutto con il patrocinio del comune di Roma e del sindaco Alemanno, lo stesso che regala milioni a Casa Pound per "comprare" la sede romana del movimento. Una cosa del genere sembra preannunciare una svolta reazionaria e conservatrice simile a quella avvenuta in Spagna con il governo Rajoy, che ha reintrodotto diverse misure restrittive contro l'aborto, cancellando alcuni progressi realizzati dal socialista Zapatero. Guardando le foto non si può non notare l'elevato numero di religiosi. Gente che per libera scelta ha deciso di rinunciare a procreare facendo voto di castità, ma nonostante questo si sente in diritto di imporre i propri precetti morali a tutta l'umanità, magari rimpiangendo i bei tempi di Torquemada. Come se ciò non bastasse a fare numero sono stati chiamati anche parecchi figuranti pagati, come si può leggere in questo post di Femminismo a Sud. La fiera del grottesco.

domenica 6 maggio 2012

Diventare zio

Ci sono poche cose al mondo in grado di far riflettere profondamente una persona quanto la nascita e la morte. D'altra parte si tratta del punto d'inizio e della conclusione del percorso biologico di ogni individuo umano e non, quindi penso sia più che lecito e normale porsi qualche domanda sul senso di tutto questo, a meno ovviamente di avere la profondità e la sensibilità di una pozzanghera. 

Di norma ho sempre evitato riflessioni troppo personali ed intimiste in questo blog, tuttavia in questa domenica uggiosa sento l'impellente bisogno di esternare un po' di pensieri che mi frullano dalla testa da quando, un paio di mesi fa, ho scoperto che questo autunno sarei diventato zio. La notizia mi ha scombussolato un po', sia perchè è arrivata piuttosto inaspettata, sia perchè mi ha spinto ad interrogarmi su quelle che saranno le condizioni del pianeta quando nascerà mio nipote. Sicuramente sarà un mondo profondamente diverso rispetto a quello in cui sono cresciuto io, così come il mio è stato diversissimo da quello dell'infanzia dei miei genitori, per tutta una serie di fattori sociali, economici, culturali, ma anche e soprattutto  per via di fattori di carattere ambientale. L'inquinamento, il surriscaldamento globale e le loro conseguenze - desertificazione, innalzamento degli oceani, eccetera - sono minacce reali e sono in grado di modificare radicalmente il pianeta, innescando reazioni a catena impossibili da controllare. Questo processo ormai va avanti da decenni, ma probabilmente a pagare il prezzo maggiore delle sue conseguenze sarà proprio la generazione di mio nipote e dei miei figli, ammesso che ne abbia.

Non so spiegarlo bene, però è come se sentissi una sorta di responsabilità intergenerazionale nei loro confronti. Forse è per questo che ho iniziato a documentarmi sui cambiamenti climatici in atto, sulle loro cause e sui loro effetti, analizzando documentazione di vario tipo e iniziando a giungere a determinate conclusioni (è anche per questo che sto aggiornando poco il blog in questo periodo). Sono perfettamente consapevole che un'azione individuale ha un peso pressoché nullo se sull'altro piatto della bilancia ci sono ben sette miliardi di persone. Tuttavia la somma di tante azioni individuali può spostare l'ago della bilancia in una direzione piuttosto che in un'altra, quindi, nonostante una certa venatura di pessimismo cosmico, sono piuttosto ottimista circa una possibile inversione di rotta. La chiave di tutto sta nell'informazione e nella consapevolezza che tutto dipende da noi.

martedì 1 maggio 2012

Primo maggio e lavoro

Approfitto del primo maggio e di alcuni dati che sono stati resi pubblici di recente, per parlare delle condizioni abbastanza disastrose in cui versano il lavoro e i lavoratori in Italia. Se già l'anno scorso non ero molto ottimista, come testimonia la conclusione di questo post, ora sono sprofondato in una sorta di pessimismo cosmico di leopardiana memoria.

In effetti i dati divulgati dalla ILO (International Labour Organisation) sulla disoccupazione sono tutt'altro che positivi. Nell'ultimo trimestre del 2011, infatti, la percentuale dei senza lavoro è arrivata al 9,7%, pari a 2,1 milioni di persone. Il dato è comunque parziale, in quanto non tiene conto dei circa 250.000 cassaintegrati e dei circa 300.000 esodati. Le percentuali salgono ad un incredibile 32,6% - uno dei valori più alti all'interno dell'Unione Europea - se si parla di disoccupazione giovanile. Attualmente trovare un lavoro è talmente difficile che ben il 5% dei disoccupati ha definitivamente rinunciato a cercare un impiego, mentre circa 1,5 milioni di giovani sono classificabili come Neet, ovvero come ragazzi che non lavorano nè seguono corsi di formazione professionale. Questi due dati sono abbastanza eloquenti e dipingono alla perfezione il clima di sfiducia che si è venuto a creare nei confronti del mondo del lavoro.

Le brutte notizie colpiscono anche chi un lavoro è riuscito a trovarlo. Gli assunti con contratti a tempo determinato o part time hanno raggiunto rispettivamente il 13,4% e il 15,2% dei lavoratori regolari. Inoltre il 50% dei contratti part time e il 68% di quelli a tempo determinato non sono frutto della libera scelta del lavoratore: in parole povere sono veri e propri ricatti, della serie "o accetti queste condizioni o te ne stai a spasso". L'unica soluzione che il governo è riuscito ad escogitare è una ulteriore deregolamentazione del mondo del lavoro che comporterà un'ennesima rinuncia ai diritti conquistati con le lotte dell'ultimo secolo. Come se il vero problema dell'Italia fosse l'articolo 18 e non la corruzione a livelli da repubblica delle banane. O le grandi aziende come Fiat e Piaggio che preferiscono delocalizzare rispettivamente in Serbia o in India per continuare ad avere utili da record pagando meno la manodopera.

Concludo parlando brevemente del concerto del primo maggio a Roma, visto che la giornata è anche questo. O solo questo per qualcuno. Durante dei controlli di routine durante il montaggio del palco, i carabinieri hanno riscontrato numerose violazioni in materia di sicurezza del lavoro, denunciando 8 persone e comminando ben 43.000 euro di multe. Una situazione un po' paradossale visto che l'evento è organizzato da chi si riempie da sempre la bocca di parole sulla sicurezza dei lavoratori e che rappresenta perfettamente quello che accade con gli appalti a ribasso: costi inferiori si ottengono o risparmiando sui materiali, oppure sulla sicurezza dei lavoratori (spesso in nero, anche se non in questo caso). Sembra veramente che non si sia imparato nulla da quanto accaduto mentre si montavano i palchi della Pausini o di Jovanotti, tanto da spingere il Collettivo Autorganizzato Operai dello Spettacolo Live di Roma a scrivere questa lettera agli artisti che si esibiranno oggi in piazza S. Giovanni.

Ma tanto l'importante è godersi il concerto fregandosene del lavoro - e delle sue condizioni - che ci sono dietro, vero sedicenti rivoluzionari della domenica mantenuti da papi?

lunedì 23 aprile 2012

Il feticcio e la mela

Stamattina ho visto qualcosa che ha dell'incredibile. In un primo momento ho pensato che potesse essere il frutto di qualche allucinazione prodotta da un risveglio brusco e piuttosto spiacevole, per cui ho rivisto il tutto un altro paio di volte, giusto per fugare ogni dubbio e giungere così ad accettare la triste realtà: era tutto vero. La "sconvolgente visione" altro non è che il video (lo trovate qui) l'inaugurazione di un Apple Store - l'ennesimo - in quel di Roma. 

A sconvolgermi non sono tanto le file chilometriche o il fatto che ci sia gente accampata fuori dal negozio per assicurarsi di arrivare prima di altri al tanto agognato gingillo elettronico. D'altra parte ognuno è libero di impiegare il proprio tempo libero nel modo ritenuto più consono. E poi lo sappiamo, i prodotti della Apple sono diventati un vero e proprio fenomeno di massa, uno status symbol da sfoggiare. Alla faccia del tanto decantato "think different".

A sconvolgermi sono il balletto dei dipendenti, la ola ai primi clienti che entrano nel negozio - tutti intenti ad immortalare il momento col loro Iphone - e il clima saturo di fanatismo. Tutte gestualità codificate che fanno parte di un vero e proprio rituale parareligioso, in cui l'oggetto del desiderio assurge al ruolo di feticcio del nuovo Dio dell'umanità: il capitale. Con buona pace di Nietzsche, si intende. Dio sarà pure morto, ucciso dagli stessi uomini, ma il suo sostituto, forse, è anche peggio.

domenica 22 aprile 2012

Segnalazione sito: veganando.it

Approfitto di questo post, oltre che per dimostrare a tutti che sono ancora vivo, per segnalare la pagina web curata da due miei cari amici e dedicata alla cucina vegana: veganando.it. 

Sul sito è presente anche una ricetta del sottoscritto - ebbene sì, faccio coming out, sono vegano - che ha proposto un fantastico quanto insolito risotto alle mele (l'immagine di accompagnamento al post non è altro che il risotto in questione impiattato). Cucinare è una delle mie passioni segrete, così come la sperimentazione tra i fornelli, quindi penso proprio che in futuro su veganando - che è costantemente aggiornato - compariranno altre ricette proposte dal sottoscritto. Date un'occhiata al sito, anche se non siete vegani o vegetariani, provate anche voi qualche ricetta, consigliatelo ai vostri amici: ve ne saremo grati :)