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domenica 24 giugno 2012

Odore di terra


L'urbanizzazione ha fatto sì, tra le tante altre cose, che il cittadino, qui inteso come uomo abitante della città, abbia subito un distacco quasi totale dalla terra. Questa affermazione diventa tanto più vera se si pensa che nelle grandi città è difficile trovare un bambino che abbia visto dal vivo una gallina o una mucca. Gli unici che hanno ancora un rapporto sano con la terra sono i nostri vecchi, quelli che, dopo aver abbandonato le campagne o le montagne per trasferirsi nei grandi - o piccoli - agglomerati urbani, hanno continuato a coltivare piccoli appezzamenti di terra nel giardino di casa. 

Tra di loro c'era anche mio nonno. Buona parte dei ricordi della mia infanzia sono collegati alla sua figura intenta a lavorare nell'orto mentre controllava il grado di maturazione di pomodori e zucchine reggendo tra le sue forti mani da muratore una vanga. Mi ricordo anche il sapore delle verdure che coltivava, un sapore che non si può ritrovare in quelle acquistate al supermercato, così insipide da sembrare quasi finte. Bene, da ieri il testimone è passato nelle mie mani. Dopo anni di incuria quel piccolo pezzo di mondo contadino assediato dal cemento ha un nuovo guardiano, il sottoscritto. Certo, è faticoso. Dissodare le zolle sotto il solleone, eliminare le erbacce a mani nude (già, ho scordato i guanti!), sporcarsi di terra da capo a piedi possono sembrare attività poco attraenti e molto poco appaganti. Di sicuro non è un qualcosa che può aiutare a far colpo su di una ragazza, tuttavia secondo me è una delle cose più belle del mondo. Si tratta di un ritorno alle origini, di un riprendere contatto con quella che è al tempo stesso la nostra casa e la nostra genitrice. Si tratta di assistere ogni volta allo spettacolo del seme che si trasforma in germoglio che a sua volta si trasforma in pianta fruttifera. Si tratta di instaurare nuovamente un rapporto che negli ultimi secoli è andato sempre più deteriorandosi... perchè soltanto un uomo che non ha mai conosciuto la terra può accettare passivamente la distruzione del pianeta in nome di un sedicente "progresso".

domenica 26 giugno 2011

Nuove tribù amazzoniche

Le foreste tropicali, oltre ad essere ancora inesplorate in ampie porzioni del loro territorio, sono ricche di specie vegetali e animali a noi sconosciute e, a quanto pare, anche di tribù che non sono mai entrate in contatto con l'uomo bianco. Per loro fortuna.

La notizia è di pochi giorni fa e arriva dal Brasile: i funzionari del Funai, l'ente governativo che si occupa degli indios, hanno identificato una nuova tribù nella foresta amazzonica nei pressi del confine con il Perù. A detta degli esperti, il gruppo, che dovrebbe contare circa 200 componenti, vive in capanne come quelle della foto e praticherebbe una agricoltura di sussistenza secondo la pratica del "taglia e brucia", tecnica diffusa anche presso altre popolazioni dell'area. La scoperta è stata possibile osservando le immagini satellitari della zona, in cui erano chiaramente visibili delle piccola radure in mezzo ad una vegetazione altrimenti intatta. Una successiva ricognizione aerea ha permesso di identificare piccole porzioni di terreno coltivato e quattro grandi capanne. Fortunatamente al Funai hanno avuto la brillante idea di evitare qualsiasi contatto diretto con gli indios, contatto che potrebbe rivelarsi devastante per questi ultimi. Infatti, oltre a rischiare di sconvolgere gli usi e i costumi tribali, l'uomo bianco potrebbe essere vettore di agenti patogeni in grado di sterminare una popolazione sprovvista degli anticorpi necessari: pensate solamente a quanti morti ha fatto il morbillo tra i nativi americani dopo l'arrivo degli europei.

Dall'inizio dell'anno le segnalazioni di comunità umane finora sconosciute sono state piuttosto numerose nell'area. Nella maggior parte dei casi si tratta di insediamenti piuttosto giovani in zone dove non si era mai riscontrata una presenza umana. La motivazione è piuttosto semplice: si tratta di tribù che si inoltrano nel cuore della foresta per sfuggire alla costante avanzata del "progresso". Il disboscamento di aree sempre più grandi per creare pascoli e la corsa all'estrazione delle risorse minerarie stanno lentamente e inesorabilmente distruggendo l'habitat di queste popolazioni.

Guardate la galleria di immagini su Repubblica.